L’APNEA
VOLONTARIA NELL’UOMO: EFFETTO DELL’ORA DEL GIORNO E DELLA
CHEMOSENSITIVITA’.
Collaborazione: CEMSI, Human Physiology Laboratory (G.
d’Annunzio University of Chieti)
e Section of
Physiology (MCGILL University of Montreal).
PREMESSA
La durata di un periodo di cessazione del respiro (apnea)
dipende fondamentalmente dal progressivo stimolo
ipercapnico (aumento del CO2) e ipossico (calo dell’O2) a
livello dei recettori periferici (sangue arterioso) e
centrali (liquido cerebro-spinale). Quindi, i fattori
fisiologici principali che regolano la durata di un’apnea
sono due, il metabolismo e la chemosensitivita’. Un
aumento del primo accelera la produzione di CO2 e il calo
di O2, riducendo la durata dell’apnea. Un aumento della
chemosensitivita’ significa una maggiore sensibilita’ all’ipossia
e l’ipercapnia, e quindi accorcia la durata dell’apnea.
Nel caso dell’apnea volontaria dell’uomo (breath-holding)
fattori corticali si aggiungono ai fattori autonomici, e
possono, entro certi limiti, volontariamente inibirli,
quindi prolungando la durata dell’apnea.
Nell’uomo, come in altri mammiferi, sia il metabolismo che
la chemosensitivita’ variano nelle 24 ore, secondo ritmi
circadiani comuni a molti altri parametri.
Quindi, nasce la domanda:
“ La durata dell’apnea volontaria nell’uomo e’ costante o
varia nelle 24 ore?”
L’ipotesi e’ che potrebbe variare se metabolismo e
chemosensitivita’ oscillassero di pari passo.
Per esempio, se nelle ore notturne entrambe fossero
ridotte (come alcuni dati suggeriscono), allora ci si
aspetterebbe che le apnee volontarie nelle ore notturne
possano essere piu’ lunghe che nelle ore diurne.
IPOTESI
L’apnea volontaria nell’uomo non e’ costante nelle 24 ore,
ma oscilla con il metabolismo e la chemosensitivita’.
Per esaminare l’ipotesi, si confronteranno due periodi, le
ore mattutine e quelle serali.